Sbagliata la protesi all’anca: paziente viene “risarcita”

Dopo anni di dolori la donna è stata costretta a sostituire il dispositivo. L’azienda ospedaliera evita il
Tribunale con un assegno di 57mila euro

PISA. Quella protesi all’anca avrebbe dovuto eliminare un dolore insopportabile e restituirle una
qualità della vita di cui non aveva più memoria. Obiettivo fallito. Dopo l’intervento le cose non
erano cambiate. Anzi, erano peggiorate costringendo la donna, una pensionata livornese, a ripetuti
ricoveri fino alla decisione estrema di operarsi di nuovo per sostituire la protesi artificiale accusata
di provocare l’effetto opposto a quello per cui era stata impiantata. In parallelo alle tribolazioni
sanitarie, la 77enne livornese ha chiesto i danni all’azienda ospedaliera di Cisanello, attraverso
l’avvocato Silvia Puccini, pretendendo un risarcimento per i guai provocati dalla protesi.

Non tanto nella funzionalità dell’articolazione, quanto nella dimensione che, così come inserita
nell’anca, non era corretta. L’ospedale non ha voluto proseguire nel contenzioso e ha chiuso la
controversia fuori dalle aule del Tribunale approvando una transazione a 57mila euro. L’operazione
con la protesi ritenuta inadatta risale al maggio 2006. Viene eseguita al Santa Chiara. La pensionata
soffre da anni di problemi all’anca sinistra e decide di sistemare i suoi malanni con l’intervento.
L’esito è opposto a quello sperato. I dolori restano e non se ne vanno con i postumi del passaggio in
sala operatoria. Quell’innesto le procura tormenti con cui inizia una convivenza forzata per anni.
Entra ed esce dagli ospedali per cercare un rimedio che non sembra esserci. Sette anni di calvario e
poi nel 2013 la scelta di tornare di nuovo sotto i ferri. La protesi viene sostituita, stavolta
all’ospedale di Livorno, e le fitte lancinanti con il tempo all’anca spariscono. La paziente e i suoi
familiari vengono a sapere delle dimensioni sbagliate del dispositivo artificiale, fonte di dolore per
anni. Un errore nella scelta dell’apparecchio o un’applicazione errata.

Risolto il problema sanitario, decidono di passare alla citazione in giudizio contro l’Azienda ospedaliera per
chiedere conto di quello che viene considerato un passo falso commesso nell’operazione del 2006.
Senza ammettere responsabilità, l’Aoup evita il Tribunale con un assegno di 57mila euro.